
Alabi Moudjib Christian Adebounde
Aiutiamolo a tornare a casa, in Benin
Organizzata da COBETOS, Comunità dei Beninesi della Toscana
La sua storia
Christian aveva 22 anni. Viveva e lavorava a Sant'Agata di Militello, in Sicilia. Nella notte tra il 10 e l'11 ottobre 2026 ha avuto un incidente in moto. È morto il 13 ottobre 2026 a Messina per le gravi ferite riportate.
La Comunità dei Beninesi della Toscana (COBETOS) organizza questa raccolta per coprire le spese del rimpatrio della salma in Benin, affinché la famiglia possa accoglierlo e dargli l'ultimo saluto.


Il ricordo della sua famiglia italiana
«Papà, ti prego, aiutami.» Con queste parole Christian si rivolse una sera all'uomo che sarebbe diventato il suo papà del cuore in Italia.
Caro Christian,
Ci siamo conosciuti quando giocavi al Militello. Abitavi in una piccola casa che la squadra ti aveva trovato nella villa ed eri molto educato, gentile, ma ancora un po' distante; non avevi ancora fatto amicizia con la famiglia e con i vicini.
Non dimenticherò mai, però, quella sera in cui, finito il campionato di calcio, sei salito lungo il vialetto di casa nostra. Mi hai raccontato un po' di te, delle difficoltà che vivevi e del periodo buio che stavi attraversando, quando ti sei inchinato in segno di rispetto e mi hai detto: «Papà, ti prego, aiutami». Ricordo che ero estremamente imbarazzato dal tuo gesto e allo stesso tempo sorpreso da quel nome di «padre» che mi avevi dato. Ad ogni modo, ti ho subito preso le mani per farti rialzare e ti ho detto: «Christian, non farlo mai più. Un uomo non si inchina mai davanti a un altro uomo, ma solo davanti a Dio.» Ho concluso dicendo: «Ti prometto che farò tutto il possibile, vedo bene che sei un bravo ragazzo. Ne parlo con Pippo e Cesare.»
La famiglia ti ha accolto a braccia aperte e tu hai ricambiato questa gratitudine con grande rispetto, partecipazione e intraprendenza. All'inizio era una semplice collaborazione, che si è presto trasformata in un contratto di lavoro che ti permetteva di restare in Italia e di inseguire il tuo grande sogno: diventare calciatore. Te lo dicevo sempre: Christian, lascia perdere. Divertiti con il calcio... gioca nelle squadre locali, è troppo difficile arrivare a quel livello. Pensa a costruirti un futuro. Concentrati su quello che fai e qui, a casa, avrai sempre un posto sicuro e potrai crescere serenamente con prospettive almeno certe. Ma a volte dimenticavo che avevi 22 anni e che a quell'età, con le tue capacità e il tuo amore per il calcio, i miei consigli pesavano poco. Come quando un padre dà consigli ai figli! Del resto ci chiamavi, Francesca e me, papà e mamma, e in effetti sembravi quasi il figlio maggiore, vista l'amicizia che avevi con Pato e Cecio. C'è stato un periodo in cui venivano a Sant'Agata solo perché c'eri tu, per giocare con te, per parlare con te, come se fossi il loro idolo. Ne ero felice. Eri il loro allenatore personale, il loro allenatore di calcio, ma soprattutto il loro giocatore preferito! Il loro idolo, e quello dei loro amici che non vedevano l'ora di venire a Sant'Agata per conoscerti, viste le storie che raccontavano su di te. Fino agli autografi sulle maglie da calcio.
Allo stesso tempo, i ragazzi ti hanno aiutato a superare la paura dell'acqua, a entrare in piscina e, se non fossi stato così fifone, ti avrebbero perfino insegnato a nuotare.
Eppure, caro Christian, in questi giorni, cercando di capire che cosa ti passasse per la testa, mi hai costretto a riflettere, a ripetermi che se il destino ha deciso che doveva andare così, non si può cambiare.
Il tuo grande, eterno sorriso di ragazzo di 22 anni con grandi ambizioni nascondeva molto bene la tua tristezza e le tue difficoltà, i tuoi obblighi morali di fratello e di figlio — dover provvedere a tutti i costi ai loro bisogni primari —, la tua sofferenza di essere lontano e nell'impossibilità di fare di più.
Leggo molti articoli sui giornali locali in cui tutti riconoscono con grande onestà il tuo grande cuore, la tua disponibilità, la tua gentilezza — NdR: tranne quando eri in campo perché, a ben vedere, mi dicono che combattevi come un leone —, il che ha fatto di te un esempio di integrazione culturale in una comunità che si apre al multietnico (vista la lenta ma costante crescita dei cittadini stranieri sul territorio).
Sei stato la prova che il colore della pelle non definisce la persona e anzi, nel tuo caso, avrai certamente aiutato qualcuno a dissipare le eventuali diffidenze iniziali verso un modello di integrazione multietnica in questa comunità. Sono sempre stato fiero di te e sai bene che ogni tua richiesta era una priorità per Francesca e per me, anche se il tuo orgoglio ti imponeva di non chiedere mai nulla.
Purtroppo resteremo tutti con un grande rimpianto, quello di non averti visto giocare una partita di campionato. Ti vogliamo tanto bene.
Messaggi di sostegno2
Una parola per la sua famiglia e i suoi cari.
Trasparenza
Le somme raccolte servono esclusivamente al rimpatrio di Christian. Eventuali fondi residui saranno consegnati alla sua famiglia. Un aggiornamento sulla raccolta sarà pubblicato su questa pagina.
Le donazioni online sono ricevute dalla Fondazione Cœur de Chayil, che le versa a COBETOS.
La Fondazione Cœur de Chayil
Questa pagina è ospitata dalla Fondazione Cœur de Chayil, presente in Benin e in Italia.
Scopri la Fondazione